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    REFERENDUM: NO DAI CATTOLICI CHE NON ALZANO BANDIERA BIANCA

    REFERENDUM: NO DAI CATTOLICI CHE NON ALZANO BANDIERA BIANCA – www.rossoporpora.org – di GIUSEPPE RUSCONI –– 12 novembre 2016

     

    Il Family Day e il Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) uniti in un NO chiaro e motivato a una riforma costituzionale che propugna la dittatura della maggioranza in nome di una presunta maggiore efficienza istituzionale. Gravemente indeboliti i corpi intermedi, intaccato pesantemente il principio della sussidiarietà. La Riforma espressione di un disegno antropologicamente rivoluzionario. Gli interventi di Massimo Gandolfini e Carlo Costalli alla manifestazione di Roma di sabato 12 novembre.

     

    Quanto più ci si avvicina al voto popolare sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi, tanto più cresce la mobilitazione dei fautori e dei contrari alla proposta. Lo constatiamo anche al baretto sotto casa a viale XXI Aprile, il bar Valerioti, in cui Francesco ci saluta la mattina ricordandoci di votare SI (perché altrimenti, “quand’è che si cambierà mai?”), mentre qualche avventore fa subito notare che “della riforma mi interessa poco, Renzi la deve pagare per le unioni civili” e altri ancora aggiungono “e anche per l’invasione degli immigrati”. In questi ultimi giorni, poi, dopo la vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali statunitensi, i timori dei favorevoli si sono ingigantiti e le speranze degli oppositori rafforzate. I sondaggi danno costantemente in vantaggio i NO: se è vero che in giro si respira un’aria grama per il governo Renzi, saremmo comunque ancora molto prudenti sull’esito finale. Come osservava l’immortale Giovanni Trapattoni, “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”.

    I servi sciocchi e incattiviti del politicamente corretto.  La vittoria del magnate americano ha provocato grande nervosismo tra quella cosiddetta élite intellettuale che gli elettori a stelle e strisce hanno affondato insieme con la cricca Clinton-Obama-Soros-lobby abortista e lgbt, cui si erano appiccicati perfino i petrolieri Bush oltre che gran parte del ‘jet set’ a partire dalle note Madonna e Lady Gaga. In Italia, tra i cosiddetti ‘obamiani’ e ‘clintoniani’ -  i famosi opinion leader con la puzza al naso e il disprezzo incorporato - all’incredulità hanno fatto seguito penosi piagnistei e democratico livore. Solo per fare un paio di esempi, su Repubblica di venerdì 11 novembre il noto Corrado Augias, scrutando la carta elettorale statunitense, ha scoperto che tra “due esigue strisce democratiche a est e a ovest”, si estendeva “il grande mare repubblicano”. Attenti, però: “Restano cioè ai democratici le due zone di più elevato livello culturale”. Ma quant’è bravo come perdente il noto luminare Augias! Subito sotto ecco un altro opinion leader, il noto Michele Serra, che con la solita penna soave, lieve, misericordiosa sentenzia: “Mi sento in diritto di aggiungere che considero (…) la vittoria di Trump sintomo solo in parte di nuovi disagi, e in parte molto cospicua della revanche anti-Obama del peggior vecchiume reazionario di una tragica, deprimente America bigotta, ignorante e maniaca delle armi”. Non merita il noto Serra un premio al livore? Da notare che nello stesso numero di Repubblica il fondatore, l’odierno bergogliano Eugenio Scalfari, prima di riferire dell’ultima conversazione con papa Francesco, scrive a proposito di quanto accaduto negli Stati Uniti: “E’ un grande evento avvenuto in un grande Paese democratico con procedure democratiche”. C’è chi rileva una differenza di tono con quanto scritto poche pagine più in là dai noti Augias e Serra?

    Torniamo adesso al voto del 4 dicembre e alla mobilitazione delle due parti in causa. Se martedì 8 novembre (rubrica ‘Italia’) abbiamo ampiamente riferito del dibattito del giorno precedente alla LUISS con i costituzionalisti Ceccanti (SI) e Lanchester (NO), i politici Malan (NO) e Tonini (SI) e la Garrula ministra Maria Elena Boschi (apparsa in gran forma), eccoci adesso a dare testimonianza della manifestazione in favore del NO, che è stata promossa sabato 12 novembre dal Family e dal Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) a Roma, presso la (ex) Domus Pacis. Diciamo subito che tra gli oltre duecento delegati e referenti presenti nell’ auditorio del Centro Congressi è emersa chiara la determinazione di combattere con vigore la ‘buona battaglia’ perché il futuro democratico del Paese non sia pregiudicato da una riforma a tratti sgangherata e sostanzialmente autoritaria, potenzialmente molto pericolosa per i principi antropologici su cui si è sviluppata la nostra società. E’ una riforma che, in base alle esperienze fatte negli ultimi due anni con il governo Renzi, apre ulteriormente le porte a una deriva antropologica che, se concretizzata, trasformerebbe il popolo italiano in una massa informe, costituita di individui privi di identità, facilmente manipolabile dai poteri finanziario-ideologici mondiali (sempre, naturalmente, che Trump non riesca o non voglia frenarne il tristo attivismo).

     

    CARLO COSTALLI (MOVIMENTO CRISTIANO LAVORATORI): IL GOVERNO RENZI HA OPERATO INCESSANTEMENTE CONTRO LA FAMIGLIA E IL LAVORO

    L’incontro si è aperto con la proiezione di un video eloquente (“Un bel giorno apparve Matteo il Rottamatore…), in cui si evidenziano le tappe di un percorso governativo sempre più preoccupante anche per il laicato cattolico, fino alla fiducia posta sulla legge delle cosiddette ‘unioni civili’.  E ai continui tentativi di minare irresponsabilmente i fondamenti etici della nostra società. Nel video compaiono lo Spavaldo con le sue dichiarazioni contraddittorie, la Garrula ministra quando per due volte annuncia la fiducia in Parlamento (tra le forti proteste leghiste), Monica Cirinnà con i suoi auspici deliranti di uno Stato con un solo partito che decide senza perder tempo in dibattiti inutili la rivoluzione antropologica voluta dal governo dello stesso colore.

    Introdotti da Filippo Savarese (Generazione famiglia, già Manif pour tous Italia), la parola è passata prima a Carlo Costalli (presidente del Movimento cristiano lavoratori/MCL) e poi a Massimo Gandolfini (coordinatore del Comitato ‘Difendiamo i nostri figli’ promotore dei Family Day  del 20 giugno 2015 a piazza San Giovanni e del 30 gennaio 2016 al Circo Massimo). Ambedue hanno ricevuto numerosi applausi a scena aperta. In sala anche i senatori Gasparri, Giovanardi, Quagliariello e Malan e la deputata Roccella, ringraziati dal palco per il loro forte impegno nella battaglia parlamentare in difesa dei principi non negoziabili.

    Carlo Costalli ha evidenziato che la scelta del NO non è frutto di vendetta contro il governo Renzi. Del resto non è il NO ad avere personalizzato l’appuntamento elettorale. Se, come dice il presidente del Consiglio, la scelta è tra speranza e cinismo, “il cinismo non è dalla parte del NO”. Da laici cattolici, “dobbiamo avere il coraggio di assumerci le nostre responsabilità”.

    IL NO alla Riforma è chiaro, netto, ben motivato e trova le sue radici anche in quanto il governo Renzi ha fatto fin qui “contro la famiglia e contro il lavoro”, “destabilizzando” ambedue. Basti pensare alla “protervia” del Governo nell’ignorare le grandi manifestazioni di massa del Family Day, puntando imperterrito e a qualsiasi costo all’approvazione della sciagurata legge Cirinnà. Pessimi i risultati dell’azione governativa anche in materia di lavoro: il tanto pubblicizzato Jobs Act ha provocato meno assunzioni e più licenziamenti né ha minimamente intaccato la disoccupazione. Di questo però il Governo pare preoccuparsi poco, ha affondato Costalli, impegnato com’è “a salvare i banchieri toscani, di Arezzo e di Siena”.

    Nessuno contesta, ha rilevato il presidente dell’MCL, che la Costituzione abbisogni di una revisione: “Ma non vogliamo che siano limitati gli spazi di libertà della società e delle autonomie locali”. Dietro la Riforma Renzi-Boschi si intravvede l’avanzare di quel “pensiero unico che aggredisce ogni ambito della vita per trasformare la società in senso individualista e relativista”. C’è tra i fautori del SI chi si spinge a mettere in dubbio l’opportunità del suffragio universale: tra gli altri Giorgio Napolitano, cui la platea ha dedicato il primo dei tre applausi ironici ricevuti nel pomeriggio dall’ex-presidente della Repubblica. 

     

    MASSIMO GANDOLFINI (FAMILY DAY): IL GRANDE RISCHIO CHE UN ‘SI’ LEGITTIMI PER VIA PARLAMENTARE IL SOVVERTIMENTO DEI PRINCIPI DI CIVILTA’ SU CUI SI FONDANO LE NOSTRE COMUNITA’

     

    Anche Massimo Gandolfini ha sottolineato che il NO alla Riforma “non è mosso da sentimenti di vendetta”, anche se il Governo Renzi se n’è infischiato dei due Family Day che hanno coinvolto consistenti masse popolari. Purtroppo, ha rilevato Gandolfini, come negli Stati Uniti anche in Italia troviamo una “cupola politica terribilmente scollata dal sentire della gente”.  Sulle cosiddette ‘unioni civili’ il Governo ha scelto di “imbavagliare il confronto democratico”, di “imporre” al Parlamento la sua linea relativista: “Ci si può meravigliare poi se sentiamo che questo Governo non ci rappresenta?”

    Gandolfini ha poi citato una serie di provvedimenti adottati parzialmente o in fieri che il Governo mostra di avere a cuore: la revisione della Legge sulle adozioni (si va verso le “adozioni per tutti!” come s’è lasciata sfuggire in un impeto di entusiasmo la Garrula ministra dopo l’approvazione della Cirinnà?); la legge Scalfarotto (“contro l’omofobia e la transfobia”), un provvedimento liberticida fermo al Senato che già la nota lobby vorrebbe utilizzare contro padre Cavalcoli, “strumentalizzandone schifosamente le parole dette a Radio Maria (applauso della platea per il religioso domenicano); la legge sull’eutanasia, così da raggiungere “Olanda e Belgio” nei loro disumani deliri; il ‘divorzio express’ (in Spagna un divorzio ogni quattro minuti, in Danimarca basta un clic); la legalizzazione delle droghe ‘leggere’ (irresponsabile quanto dice Roberto Saviano: nei Paesi che hanno liberalizzato la marjiana il contesto sociale si è molto deteriorato… “La famiglia italiana, già travolta da mille problemi quotidiani– si è chiesto qui Gandolfini – ha proprio bisogno della legalizzazione della cannabis?”). Per sintetizzare, si vuole destabilizzare la famiglia, trasformare la persona in individuo, disgregare la società civile: “Una follia totale”. Votando SI, il rischio diventa reale che tutto questo accada.

    Entrando nel merito della Riforma, Massimo Gandolfini ha contestato tre punti sempre evidenziati dai favorevoli. Primo punto: la migliore governabilità. Già c’è stato un anticipo di quanto potrà accadere nell’iter parlamentare antidemocratico imposto per far approvare la legge Cirinnà: “Immaginate cosa potrà succedere se la Riforma entrasse in vigore!”. Gandolfini qui ha ricordato come la democrazia italiana si sia suicidata nel 1923 approvando la legge Acerbo, basata sul premio di maggioranza e grazie alla quale il partito nazionale fascista ha potuto aprire legalmente le porte alla dittatura.

    Secondo punto: la semplificazione legislativa. A tal proposito Gandolfini ha ricordato che invece tutto si complica, ad esempio per quanto riguarda la competenza nella discussione delle leggi: basti pensare che l’art. 70 della Costituzione passerebbe da 9 a 373 parole, l’art. 71 da 44 a 171, l’art. 72 da 190 a 379.

    Terzo punto: una migliore distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni grazie al nuovo Senato. Su questo punto Gandolfini ha osservato che la nuova Camera sarà di nominati e non di eletti (“violando così la ‘sovranità popolare’ iscritta nell’art 1 della Costituzione); perdipiù non si sanno le modalità della nomina; i nominati poi rappresenteranno più i loro partiti che le loro regioni ( a differenza grande del Bundesrat tedesco); le cinque Regioni a statuto speciale sono escluse dalla Riforma (do ut des?); i risparmi sono irrisori.

    Gandolfini, richiamando le parole di Benedetto XVI sul dovere di ogni cattolico di non rassegnarsi a “leggi intrinsecamente ingiuste”, ha invitato il mondo cattolico all’unità nella difesa della dottrina sociale della Chiesa, in questo caso nell’ambito soprattutto di vita, famiglia, lavoro (“Il Jobs Act ha portato la povertà in Italia”, “Se c’è una legge che fa schifo, è la legge Fornero”).

    Conclusione appassionata con le parole di Martin Luther King: “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla.” Il Family Day e il Movimento Cristiano Lavoratori si ritroveranno per un grande appuntamento di popolo sabato 26 novembre a Verona (piazza Cittadella, adiacente a piazza Bra, ore 10), a una settimana da un voto la cui importanza per la società italiana va molto al di là del SI o del NO a una serie di norme di legge.



     

     

     

     

     

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