LUCIO MALAN, UN ‘NO’ VALDESE ALL’IDEOLOGIA GENDER – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 2 febbraio 2015

 

Ampia intervista al senatore Malan, di fede valdese, sulla necessità e l’urgenza di un impegno civile e trasversale per bloccare l’imposizione dilagante negli asili e nelle scuole dell’ideologia gender – Come agiscono i fautori di tale devastante ideologia – Parole inequivocabili di papa Francesco su una “colonizzazione” che sconvolge l’antropologia umana – Il coraggio del card. Bagnasco che invita i genitori dissenzienti a tenere a casa i figli quando ci sono lezioni di indottrinamento – Una petizione anti-gender di associazioni non solo cattoliche 

L’abbiamo notato e ascoltato più volte a manifestazioni e conferenze-stampa in difesa della famiglia e contro l’ideologia del gender. E ci siamo chiesti:  “Che ci fa qui un valdese? Perché è tanto impegnato su questi temi”? Per farla breve, gliel’abbiamo chiesto direttamente. E’ così che siamo andati a trovare Lucio Malan nel suo ufficio di Palazzo Madama, dov’è senatore (ormai dal lontano 1994) e questore. Nato 54 anni fa a Luserna San Giovanni in Val Pellice  -cuore della confessione valdese in Italia – e appartenente da sempre alla minoranza di questa confessione evangelica, il cinquantaquattrenne Lucio Malan ci ha spiegato i motivi del suo impegno e analizzato situazione odierna e strategie perseguite dalla nota lobby per imporre l’ideologia del gender all’intera società italiana e in primo luogo alle nuove generazioni. Una vera ‘colonizzazione ideologica’ cui devono far fronte tutti gli uomini di buona volontà, senza distinzioni di colore, forti anche delle parole di papa Francesco e, per l’Italia, del presidente della Conferenza episcopale card. Angelo Bagnasco. Che ha invitato tout court i genitori a resistere a quello che è un vero e proprio indottrinamento antropologicamente rivoluzionario.  

 

Senatore Malan, quali i motivi che La spingono a combattere quella che è una vera e propria ‘buona battaglia’ a sostegno della famiglia e contro l’ideologia del gender? 

E’ una battaglia di civiltà contro la più radicale delle ideologie totalitarie conosciute fin qui nella storia. Generalmente le ideologie di quel tipo hanno attaccato le istituzioni, le strutture della società, in qualche caso anche la famiglia: qui ci troviamo di fronte a un attacco di natura antropologica a ciò che è l’essenza di una persona, il suo stesso far parte di una catena generazionale che ne connota l’identità.

Si può dire dunque che l’ideologia del gender sia rivoluzionaria?

Certamente. Io sento il dovere di oppormi, da cittadino e da credente, a tale ideologia che mina le basi della convivenza civile. La mia fede cristiana valdese non può accettare che si vogliano cancellare i concetti di maschio e femmina, non può accettare che si voglia abrogare il “maschio e femmina Dio li creò”. Si pretende che la generazione umana sia un fatto tecnico-commerciale e non un dono di natura, per noi credenti un dono di Dio che la natura ha creato. Avanza nella nostra società un ateismo materialista che va al di là del marxismo più radicale poiché invade e sconvolge la sfera più intima dell’individuo, anche nel suo processo di riproduzione.

Spesso si legge e si sente che opporsi all’imposizione dell’ideologia del gender sia un fatto di cattolici “ottusi, bigotti, oscurantisti, omofobi”…. ecco la parola magica (e del tutto mendace) che fa insorgere le coscienze pie del politicamente corretto… Eppure, se guardiamo alla realtà, tra coloro che resistono troviamo – è il caso ad esempio della Francia – protestanti e ortodossi, ebrei e musulmani, perfino intellettuali socialisti e non credenti… in Italia ecco anche Lucio Malan, valdese…

… e pure persone di altre confessioni e non credenti. Poiché è il caso di evidenziare che anche a molti non credenti, una volta che sono ben informati, non va proprio di snaturare l’essenza della persona sulla base di un’ideologia tanto inumana quanto quella di Pol Pot, con la differenza che, mentre Pol Pot governava con il terrore, qui l’apparenza è quella della concretizzazione della libertà…

Falsa apparenza…

 … poiché l’unica scelta è conformarsi a questa ideologia. Se uno non si conforma, viene subito emarginato con l’etichetta di oscurantista e di omofobo e poi perseguito…gli viene strappata quotidianamente ad esempio la libertà di educare i figli secondo i propri principi come è richiesto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, che all’articolo 26 comma 3 afferma: “I genitori hanno il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”. O anche secondo l’articolo 14, comma 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che prevede sia rispettato “il diritto dei genitori di provvedere all’educazione e all’istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche”…

Su questo punto preciso torneremo tra poco. Intanto, senatore, Lei ha appena confermato che anche in Italia questa non è una battaglia legata a una convinzione religiosa determinata, ma è una battaglia di ragione, direi anche di buon senso…

E’ proprio per questo che gli ideologi del gender cercano da una parte di procedere a livello legislativo nel silenzio, dall’altra a colpi di sentenze della magistratura… Se avessero il coraggio di spiegare ai cittadini le cose come stanno e le loro implicazioni sociali, la gente capirebbe immediatamente e si opporrebbe energicamente. Pensa che la maggioranza sarebbe d’accordo di indottrinare i bambini fin dalla più tenera età, così che crescano non sapendo se sono maschi o femmine? Credo proprio di no…

Il ragionamento fa paura ai fautori dell’ideologia del gender, che hanno constatato come in Francia – grazie anche al forte contributo del cardinale Vingt-Trois – la gente sia stata invogliata a riflettere sui veri significati e sulle conseguenze del disegno di legge Hollande-Taubira sul ‘Mariage pour tous’: quando la gente ha capito è scesa in piazza più volte massicciamente (in tre occasioni in più di un milione). Si vuole evitare che anche in Italia succeda qualcosa di analogo, con una maggioranza parlamentare meno ‘blindata’ di quella di Hollande…

I fautori dell’ideologia del gender puntano molto sulla mistificazione del linguaggio: in questo caso la parola magica è “diritti”. Tu puoi mai essere contro i “diritti”? Se sei favorevole ciò significa ormai da noi che sei per il “matrimonio gay”, l’adozione, l’indottrinamento negli asili e nelle scuole, l’utero in affitto… Nessuno o quasi si ricorda che per larga parte dell’umanità i “diritti” sono di altro genere: quelli alla libertà di coscienza, religiosa, di espressione…

In ambito legislativo prevale la tattica dell’agire di nascosto…

Guardi un po’ quello che è successo fin qui con il famigerato e liberticida disegno di legge Scalfarotto, preteso “contro l’omofobia”. Alla Camera si è dovuto discutere e votare di notte, quasi di soppiatto, alla vigilia di Ferragosto. In Senato il disegno di legge è in Commissione Giustizia e il suo iter è stato rallentato. Da parte mia ho presentato 219 emendamenti, che dovranno essere discussi tutti uno per uno poiché non eliminabili con sofismi vari. Con me anche altri senatori hanno fatto lo stesso. E’ perciò presumibile che, a meno di colpi di scena (come una possibile decisione totalitaria di portare subito in aula la discussione del disegno di legge, analogamente a quanto è successo con la legge elettorale), i tempi si allunghino di molti mesi.

La nota lobby agisce anche attraverso altri strumenti…

Certo attraverso i media… guardi i siti online dei principali quotidiani di questo Paese: accanto all’assordante silenzio sul contenuto dei disegni di legge in discussione in materia di diritto di famiglia e di ‘omofobia’, riesce a trovarmi un giorno in cui non appaiano notizie in evidenza riguardanti l’omosessualità di politici, cantanti, attori, attrici, starlettes, sportivi oppure echi di episodi di presunta ‘omofobia’? E’ una continua banalizzazione, ‘normalizzazione’ dell’argomento, uno stillicidio che quotidianamente raggiunge milioni di italiani… il trionfo del più vieto conformismo, del politicamente corretto, di una visione totalitaria che non lascia spazio al dissenso…

Ma c’è altro ancora…

Sì, l’azione distruttrice delle basi sociali attraverso certe sentenze della magistratura. Ci possono essere 999 giudici che non accettano la trascrizione nei registri comunali di un “matrimonio gay” stipulato all’estero e ce n’è uno che la accetta: è ormai quest’ultimo che fa giurisprudenza. Quell’uno fa anche i titoli dei media, a quell’uno magari darà ragione la Corte Costituzionale, a quell’uno si accodano gaiamente diverse istituzioni locali tramite sindaci e consigli comunali…

A quest’ultimo proposito un bell’esempio è dato dal Comune di Roma e dal suo sindaco, Ignazio Marino, che continua a vantarsi di ottimi rapporti in ambito cattolico. Un Comune e un sindaco che, peraltro, ormai settimanalmente sono duramente attaccati dal Vicariato di Roma per la loro politica scellerata e irresponsabile in materia di socialità e ‘diritti’: introduzione in pompa magna di un inutile registro per i “matrimoni gay”, imposizione dell’ideologia del gender negli asili e nelle scuole comunali, abolizione dell’esenzione del terzo figlio per la tassa dell’asilo nido, strangolamento delle scuole paritarie tramite l’innalzamento di almeno il 66,7% della tassa sui rifiuti (ma in alcuni casi molto di più).

Siamo confrontati con una vera serie di follie sociali, agevolata dal fatto che in molti comuni ci sono maggioranze – almeno sulla carta - politicamente favorevoli all’ideologia del gender. Succede così che i sindaci, che le leggi dovrebbero farle rispettare, le oltrepassino e vengano esaltati come “coraggiosi combattenti della libertà”. Il bello è che tali sindaci appartengono di solito a un partito che della difesa della legalità ha fatto uno dei suoi punti più reclamizzati.

In questi ultimi mesi si sono verificati diversi casi in cui oppositori dell’ideologia gender sono stati sanzionati… 

… e ancora non è stato approvato il disegno di legge Scalfarotto! Penso ad esempio a quanto ha dovuto soffrire l’insegnante accusata ingiustamente di ‘omofobia’ presso l’Istituto “Pininfarina” di Moncalieri, agli attacchi – con tanto di denuncia – all’avv. umbro Simone Pillon che aveva ironizzato su informazioni molto esplicite distribuite presso il liceo “Alessi” di Perugia, alle minacce – con tanto di vandalismi all’auto – subite dall’avv. Gianfranco Amato (presidente dei ‘Giuristi per la vita’), agli insulti – sfociati a volte in violenza fisica – contro le ‘Sentinelle in piedi’, a dibattiti a senso unico in alcune scuole, agli insulti contro chiunque organizzi manifestazioni anche a porte chiuse per la valorizzazione della famiglia, ai tentativi – a volte riusciti – di censura preventive di tali dibattiti perfino in parrocchie come è capitato ad opera di don Paolo Cugini, viceparroco della ‘Regina Pacis’ di Reggio Emilia…

Uno degli ultimi episodi, come riportato dal ‘Comitato Articolo 26’ (vedi in questa stessa rubrica “Diocesi di Roma: Genitori, reagite all’imposizione dell’ideologia gender!”), riguarda quanto accaduto a una mamma che aveva chiesto garbatamente informazioni sul noto e tristo racconto a fumetti “Piccolo uovo” a beneficio dei piccoli dell’asilo nido “Cecchina” del Comune di Roma: è stata più volte insultata da alcune maestre ed alcuni genitori (anche con l’edificante “Quelli come Lei dovrebbero essere rinchiusi in un ghetto”) e invitata a trovarsi un altro asilo-nido…

Quanto sta succedendo è tipico di ogni totalitarismo, che ben conosciamo nelle versioni nazista e comunista e che oggi comprende anche l’ideologia gender.

Papa Francesco ha ribadito più volte con forza la pericolosità del nuovo totalitarismo, recentemente nel corso del viaggio apostolico nello Sri Lanka e nelle Filippine. Già l’11 aprile 2014, ricevendo i membri dell’Ufficio internazionale cattolico dell’infanzia aveva affermato: “Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti: conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretese di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del ‘pensiero unico’. Papa Francesco ha parlato di scuole trasformate in ‘campi di indottrinamento, di rieducazione’, di ‘colonizzazione’ attraverso l’imposizione dell’ideologia gender, riandando ai tempi dei ‘balilla’ e della ‘gioventù hitleriana’…

Guarda caso, queste affermazioni del Papa sono state in genere e in sostanza sottaciute dal sistema mediatico in mano alla nota lobby, che ha invece evidenziato al massimo singole parole o pezzi di frase (non l’intero ragionamento) come il famoso “Chi sono io per giudicare?”. Purtroppo – e non è una novità – delle affermazioni dei Papi si enfatizza solo ciò che serve alla causa…

Per restare in Italia il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale, è andato anche più in là, riferendosi alla vita quotidiana dei genitori confrontati con l’imposizione dell’ideologia totalitaria nelle scuole frequentate dai figli. Nella prolusione del 24 marzo 2014 così si esprimeva: “I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga”. Invito ribadito nell’ultima prolusione di lunedì 27 gennaio 2015:  “Qui si vogliono colonizzare le menti dei bambini e dei ragazzi con una visione antropologica distorta e senza aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori. Non è inutile ricordare che (…) chi non è d’accordo ha il diritto di astenere i propri figli da quelle ‘lezioni’ senza incorrere in nessuna forma, né esplicita né subdola, di ritorsione. Come invece sta accadendo in qualche Stato vicino a noi “(il riferimento è di sicuro alla Francia laicista di Hollande). Questo ripetuto invito, di chiarezza cristallina ma anche di evidente concretezza e incisività, è stato quasi ignorato ( o comunque ‘nascosto’) dai media di ogni colore…

Vale quanto ho osservato prima per le parole di papa Francesco. Il cardinale Bagnasco ha perfettamente ragione: si è posti ormai nelle condizioni di doversi difendere dal totalitarismo dell’ideologia gender. Non si possono più aspettare eventuali interventi dall’alto: occorre che ogni singolo genitore reagisca nel suo ‘piccolo’ per il bene non solo del proprio figlio, ma della comunità intera. E’ chiaro che tali reazioni, come l’astensione dalle ore di propaganda ideologica, susciteranno certamente forti e aggressive contrarietà: ma è importantissimo reagire, reagire in tanti così da ‘imporsi’ anche come ‘notizia’ che finisce nel sistema mediatico…

In Francia in diverse occasioni decine di migliaia di genitori hanno tenuto a casa i loro figli: il governo ha minacciato dure sanzioni, la stampa ha dovuto parlarne… Concludiamo parlando di un altro strumento di resistenza, quello espresso attraverso raccolte di firme, petizioni. E’ del 21 gennaio la presentazione pubblica della petizione lanciata da “Pro Vita” di Toni Brandi (insieme con il “Movimento per la vita”, i “Giuristi per la Vita”, l’Agesc, l’Age e una trentina di associazioni sostenitrici come la Manif  pour tous Italia, il “Forum delle Associazioni familiari”, “l’Alleanza evangelica”, l’ “Osservatorio cardinale van Thuan”). La petizione, che ha raccolto oltre 60mila firme in pochi giorni (vedi anche www.notizieprovita.it ), è rivolta al Ministero dell’Istruzione, al presidente della Repubblica e a quello del Consiglio e chiede di fermare nelle scuole la diffusione dell’ideologia gender (per la quale in Senato è già pronta una proposta di legge per una sovvenzione di  200 milioni di euro!)…

Non resta che diffonderla e convincere il maggior numero possibile di persone a firmarla. E’ incredibile quel che succede in certe scuole: se un adulto fuori della scuola parla usando un linguaggio crudo con bambini di determinati argomenti riguardanti la sessualità, viene considerato come minimo una sorta di pedofilo, ma se invece ne parla dentro la scuola passa per educatore illuminato, magari avendo come solo titolo l’appartenenza a un’organizzazione lgbt. Vogliamo continuare così, con un governo assente, un ministro contraddittorio… e intanto sul terreno l’indottrinamento prosegue? Dobbiamo resistere, in nome anche dell’avvenire dei nostri figli e della nostra società, che rischia di confrontarsi con i guasti sociali enormi prodotti da chi vuole aggiungere alle insicurezze odierne (derivate dalle contingenze economiche)  anche quelle connesse alla perdita dell’identità personale: Chi sono io? Da dove vengo? Sapranno dare una risposta a tali domande i giovani del futuro, indottrinati dall’ideologia del gender? Domande cui è spesso stato difficile dare una risposta e che hanno messo in crisi tanti. Ma oggi si vuole addirittura cancellare l’identità sessuale, l’appartenenza familiare, il legame con i genitori e i figli. Si vuole una società di disadattati, di persone facilmente manipolabili da abili burattinai, che siano quelli occulti di matrice occidentale o i jihadisti che di certezze ne hanno anche troppe.