JOSEPH RATZINGER NOVANTENNE: PARLA FEDERICO LOMBARDI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 13 aprile 2017

Ad ampio colloquio sui novant’anni del Papa emerito (li festeggerà il giorno di Pasqua) con padre Federico Lombardi, da nove mesi presidente della Fondazione Ratzinger, per dieci anni direttore della Sala stampa vaticana e per 25 di Radio vaticana. Le condizioni di salute di Benedetto XVI, la vita di preghiera, la trilogia su Gesù, la rinuncia con le sue premonizioni e le sue interpretazioni, lo stile di comunicare così diverso da quello di papa Francesco.

 

La Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI ha sede a pianterreno del palazzo vaticano di via della Conciliazione 1. Lì, in un’ampia sala destinata alle riunioni e dominata da un grande quadro di Joseph Ratzinger nella sua maestà di papa, incontriamo una vecchia conoscenza, un gesuita come papa Francesco e come padre Arturo Sosa: però ogni gesuita ha un qualcosa di diverso dall’altro (e, a volte, pure più di qualcosa) e padre Federico Lombardi appare come un piemontese con un tocco sabaudo non trascurabile di ancien Régime. E’ stato inappuntabile direttore (prima dei programmi, poi generale) per 25 anni (1991-2016) e direttore della Sala Stampa vaticana dal 2006 al 2016, successore di Joaquin Navarro Valls e predecessore di Greg Burke). L’abbiamo conosciuto soprattutto in quest’ultima veste e gli diamo atto volentieri di correttezza, competenza e pazienza, con talvolta un condimento di humour pungente, nel dirigere le conferenze-stampa nell’Aula Giovanni Paolo II: non un protagonista come Navarro Valls, che interpretava da par suo Giovanni Paolo II, ma in ogni caso un esecutore fedele e di alta classe.

Il settantaquattrenne padre Lombardi (nipote del famoso ‘microfono di Dio’ anticomunista Riccardo Lombardi e del giurista Gabrio Lombardi, mentre il nonno era Luigi Lombardi, senatore del Regno) ci riceve con la consueta cordialità, ben vigile nel rispondere alle nostre domande alla vigilia del novantesimo compleanno del Papa emerito…

 

Padre Lombardi, prima di tutto quali sono le ultime notizie sulle condizioni di salute di Benedetto XVI, giunto alla vigilia dei suoi novant’anni, che festeggerà domenica, quest’anno Pasqua di Resurrezione?

Per quello che mi consta, la sua salute è quella di una persona sana, ma naturalmente di 90 anni. E’ comprensibile che a quell’età si accrescano i segni dell’anzianità e della fragilità. Posso però testimoniare che Benedetto XVI è in condizioni mentali e spirituali eccellenti, con una lucidità di conversazione e di memoria del tutto rimarchevoli. Parlare con lui è sempre piacevolissimo, la sua attenzione sempre vigile come la sua presenza intellettuale, la sua gentilezza di tratto persiste. I suoi interlocutori restano stupefatti per la sua forma mentale. E’ evidente che non si deve abusare delle sue forze e gli incontri durano una mezz’ora, pur intensa.

Durante la giornata che cosa fa il Papa emerito? 

Di sicuro prega molto. E dedica anche molto tempo alla corrispondenza, a rispondere con molta accuratezza alle lettere che continua a ricevere. Vive con quella che lui ha sempre chiamato un po’ la sua famiglia. Con mons. Georg Gänswein, il fedelissimo suo segretario personale e trait d’union con papa Francesco, essendo anche prefetto della Casa Pontificia. Restano sempre con lui anche le Memores Domini, con lui da molti anni. Trovo che questa fedeltà sia molto significativa e anche molto bella. Fino a quest’inverno anche il fratello maggiore Georg, novantatraeenne e dunque anch’esso anziano, è sempre venuto per Natale, per Pasqua, per l’estate. In ogni caso si sentono tutte le sere per telefono.

Quando Lei incontra Joseph Ratzinger, presumo parliate della Fondazione omonima che Lei presiede… e anche di attualità ecclesiale? 

No, di attualità ecclesiale o mondiale non abbiamo mai parlato e nemmeno lui me lo ha chiesto. Sono andato da lui per le attività della Fondazione Ratzinger e gli ho presentato gli ultimi due vincitori del Premio annuale, il noto teologo Inos Biffi e il teologo ortodosso Ioannis Kourempeles. Benedetto XVI vive oggi certamente la situazione della Chiesa e del mondo, ma a un livello di contemplazione spirituale, di preghiera. Ho accompagnato da lui anche il precedente Generale dei gesuiti, Padre Nicolas, che desiderava salutarlo prima di partire da Roma.

 

BENEDETTO XVI: LA SALITA SUL MONTE

Domenica 24 febbraio 2013, in occasione dell’ultimo, indimenticabile Angelus davanti a una grande folla commossa, Benedetto XVI aveva detto tra l’altro: “In questo momento della mia vita, il Signore mi chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione…”. Proposito mantenuto?

Direi proprio di sì.  La sua vita attuale è una vita di ritiro, di raccoglimento, di preghiera intensa. Certo è un essere umano e non passa 24 ore in preghiera, ha bisogno anche dell’incontro con altre persone. Però la dimensione sociale è immersa anch’essa in un’atmosfera di meditazione, di preparazione all’incontro finale con Dio. L’infanzia e la giovinezza sono caratterizzate dalla voglia di crescere, di incontro con la realtà del mondo. Il tempo dell’anzianità invece è quello del progressivo indebolimento fisico, delle limitazioni di spostamento e dunque è un tempo in cui, per chi ha fede, predomina lo spazio dato alla spiritualità. Di tale aspetto Joseph Ratzinger ha parlato ampiamente nelle sue “Ultime conversazioni”, il libro autobiografico uscito nel settembre dell’anno scorso: conversazioni avute con il giornalista Peter Seewald, che già l’aveva intervistato due volte da prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e una volta da Papa. Sono conversazioni in parte precedenti la rinuncia, in parte successive.

Nel libro è ben evidenziato nelle sue caratteristiche spirituali il periodo vissuto nel monastero ‘Mater Ecclesiae’ , nei Giardini vaticani, dopo la rinuncia del febbraio 2013…

Per me è fondamentale nel libro la riflessione sull’esperienza spirituale vissuta dal 2013 dentro il ‘Mater Ecclesiae’: emergono la preparazione seria e anche serena all’incontro con Dio, la vita vissuta nella fede e nella contemplazione del Mistero. Non dobbiamo dimenticare un’opera che ritengo importantissima per capire vita e pontificato di Joseph Ratzinger, anche se non ha le caratteristiche di un atto magisteriale: la sua trilogia su Gesù. E’ un’opera che è parte integrante del suo essere stato pastore e guida della Chiesa universale, testimoniando la ricchezza e la profondità del suo rapporto con Cristo. La continuità della riflessione su Gesù e il senso delle domande ultime, quelle fondamentali, sulla vita eterna sono due temi che hanno permeato la vita intera di Joseph Ratzinger: temi che oggi vive con intensità particolare, giunti come sono al loro compimento.

 

BENEDETTO XVI: LE RAGIONI DELLA RINUNCIA

Nelle ‘Ultime conversazioni’ ci sono altre pagine di rilievo indubbio, quelle in cui Benedetto XVI spiega la vicenda della sua rinuncia. Sembra razionalmente che le ragioni addotte siano molto verosimili, ma non tutti ne sono convinti… e c’è chi sostiene invece la tesi di una pressione fortissima su di lui da parte degli Stati Uniti di Obama, di poteri legati all’alta finanza internazionale che avrebbero cercato di indebolire la Chiesa cattolica sostituendo un Papa rigoroso nella dottrina con un Papa auspicabilmente più ‘malleabile’ verso il ‘mondo’…

So che ci sono i dubbiosi. Però dico questo: ho avuto il privilegio di una certa vicinanza spirituale al Papa. Oltre a servirlo come direttore della Sala Stampa vaticana e della Radio vaticana, mi sono sentito in sintonia spirituale con quello che diceva e faceva. In questo senso la rinuncia e anche il modo scelto per annunciarla e motivarla per me sono sempre stati chiarissimi fin dall’inizio. Non sono stato choccato dalla rinuncia e non ho vissuto nessun dramma particolare al riguardo…

Vuol dire che non è stato sorpreso dalla rinuncia?

Certamente non ero informato tempo prima sul giorno in cui sarebbe caduta la decisione e quindi della scelta dell’11 febbraio 2013. Confermo però che per me la sorpresa non è stata totale. Era assai chiaro che sul tema rifletteva da tempo, come era apparso evidente in “Luce del mondo”, l’altro libro-intervista, sempre con Peter Seewald, uscito nel 2010. E l’aveva detto anche prima: venendo ad affievolirsi le forze, un Papa avrebbe potuto e magari anche dovuto dimettersi. Mi veniva sempre più spesso da pensare che il tempo della decisione si avvicinava: il tema, da astratto diveniva sempre più concreto…

Nel settembre del 2012 Benedetto XVI ha fatto un viaggio apostolico cui teneva molto, in Libano…

E’ andato tutto bene, ha svolto tutto il programma con precisione, ma chi lo poteva seguire da vicino ha notato che ci aveva dovuto mettere tutte le sue forze, fino in fondo.  La constatazione si imponeva anche riguardo alle lunghe celebrazioni in San Pietro: da tempo utilizzava la pedana mobile per percorrere la navata centrale e in più la fatica durante le celebrazioni si faceva sentire, richiedendogli uno sforzo notevole. Lei avrà capito allora perché l’11 febbraio non ero del tutto impreparato, non sono stato colto dallo sconcerto. Per me quanto ha detto sulle ragioni della rinuncia era già esaustivo: non avevo bisogno di sentire altro.

La stragrande maggioranza dell’opinione pubblica è stata sorpresa… 

Se devo essere sincero, ascoltate e divulgate le motivazioni della rinuncia date da papa Ratzinger, sono stato sorpreso anch’io: ma per la difficoltà di comprenderle da parte di molti. Subito c’è chi si è chiesto se dietro la rinuncia non ci fosse qualche ragione diversa, qualche complotto. Per me Benedetto XVI è una persona talmente cristallina, credibile, coerente che non mi è neanche passata per la testa l’idea che ci fosse sotto qualcosa di non detto. Però, dato che le ipotesi di complotto o altro continuavano, ho trovato utile che ribadisse con forza la verità sulla rinuncia nelle “Ultime conversazioni”.

Tuttavia ci sono amici di papa Ratzinger che ancora oggi prefigurano un’altra verità…

Non so più che dire. Benedetto XVI è stato chiarissimo e l’ha pure confermato. Se altri persistono nel prefigurare complotti, è inutile continuare il confronto con le loro tesi… è una perdita di tempo!

 

IL CONCISTORO E LA TRILOGIA…

Nel novembre 2012 c’è stato un mini-Concistoro per sei nuove porpore, certo di peso come il prefetto della Casa Pontificia Harvey, il patriarca della Chiesa maronita Béchara Raï, la stella nascente filippina Tagle… Non Le è venuto il sospetto che il tempo della rinuncia fosse vicino? Che quel Concistoro fosse un po’ curioso, come se Benedetto XVI volesse assicurare la porpora ad alcuni importanti prelati… 

Si può anche pensare così. Io però tale considerazione non l’ho fatta, non ho collegato il Concistoro di novembre 2012 all’imminenza della rinuncia. Ho pensato piuttosto al fatto che quel Concistoro si poneva come riequilibratore del Concistoro precedente di febbraio, ritenuto forse troppo sbilanciato in senso curiale. Invece c’è un’altra riflessione che ho fatto e continuo a fare e vorrei proporre…

… sempre a proposito della rinuncia… 

Mi riferisco al completamento da parte di Benedetto XVI della trilogia su Gesù. Come Lei sa, ho seguito da vicino la pubblicazione della trilogia, la sua presentazione… Quando nel novembre 2012 è uscito il terzo volume (sull’infanzia di Gesù), allora sì che ho avuto l’impressione di un ciclo che si fosse concluso: ho pensato che, contemporaneamente allo svolgersi del suo Pontificato, Joseph Ratzinger avesse voluto dedicare tanto tempo a un’opera su Gesù e avesse voluto portarla a termine sempre dentro il suo Pontificato. Sono andato da lui dopo la presentazione del terzo e ultimo volume, insieme con gli editori, e in quell’occasione ho avuto la sensazione del completamento di un itinerario di testimonianza della centralità di Gesù per la vita personale e della Chiesa. Tra l’altro ho avuto modo di verificare recentemente che la data in cui Benedetto XVI ha firmato la premessa conclusiva del volume è il 15 agosto.

Alla concretezza della rinuncia Benedetto XVI aveva incominciato a pensare dopo il viaggio in Messico del marzo 2012… 

L’estate del 2012 è stato il periodo in cui l’idea della rinuncia è maturata e si è fatta concreta. L’ultimo volume della trilogia Joseph Ratzinger l’ha completato proprio in quel periodo e la premessa l’ha firmata il 15 agosto, giorno dell’Assunta. In questo senso mi pare interessante osservare che il compimento della trilogia coincide con il tempo della sua riflessione finale.

 

JOSEPH RATZINGER: GRANDE COMUNICATORE

Padre Lombardi, come direttore della Sala Stampa Vaticana Lei ha servito due papi (come direttore di Radio Vaticana, tre). Restiamo però a Benedetto XVI e a papa Francesco. Sono innegabili le profonde differenze nella comunicazione tra i due Papi. La comunicazione del primo si è caratterizzata per chiarezza e logicità di concetti. Quella del secondo viene spesso recepita come imprecisa e suscita altrettanto spesso malintesi e incomprensioni…

Premetto che da comunicatore vaticano sono sempre stato un servitore della Chiesa e, nel concreto quotidiano, del Santo Padre, che è il “servo dei servi di Dio”… quindi mi sono sempre considerato un … un servitore al cubo! Ho sempre cercato di mettermi spiritualmente nei suoi panni, comprendendo quanto diceva o faceva, per trasmettere il suo messaggio il più fedelmente possibile ai giornalisti e all’opinione pubblica mondiale. Non mi è mai passato per la testa di essere il giudice di quanto il Papa diceva. Ho servito Papi diversi tra loro: e questo penso sia un bene sia per la Chiesa che per l’umanità. Le persone non sono fatte con lo stampino: ognuno ha i suoi doni, i suoi carismi, i suoi modi di esprimersi e di svolgere il proprio servizio. Ho sempre cercato di metterne in evidenza e valorizzarne gli aspetti positivi, aiutando giornalisti e opinione pubblica a capire il bene che i Papi fanno a beneficio della Chiesa e dell’umanità.

Veniamo alle caratteristiche comunicative di Benedetto XVI… 

Per lui ho avuto e ho una grandissima ammirazione anche come comunicatore. Su questo insisto spesso. Joseph Ratzinger è un intellettuale, un professore:  i suoi studenti lo ammiravano, pendevano dalle sue labbra. Anch’io, quando ero studente in Germania, volevo trovare un’occasione per andarlo ad ascoltare, affascinante com’era per la chiarezza, l’articolazione del discorso, la capacità di sintesi. Da Papa, voglio notare, aveva molto successo anche tra i giovani delle Giornate mondiali della Gioventù: ero sempre colpito dall’attenzione con cui lo seguivano, pronti a catturare la ricchezza del suo ragionamento. Naturalmente non desiderava essere interrotto, proprio perché il filo del ragionamento potesse svilupparsi più facilmente. E Benedetto XVI tendeva a ‘condurre’, a ‘guidare’ chi lo ascoltava, inoltrandolo nel Mistero.

Da questo punto di vista Giovanni Paolo II interloquiva di più con la folla… 

Certo… poneva domande e faceva battute proprio per ‘sentire’ ancora di più la vicinanza delle folle con cui interloquiva… e sapeva farlo benissimo, con soddisfazione di tutti. Francesco ha anche lui un tipo di comunicazione dialogica, vive la comunicazione come un’occasione per coinvolgere vitalmente chi lo ascolta…

 

PAPA FRANCESCO: LA COMUNICAZIONE E’ PARTE DELLA PROSSIMITA’ E DEL CAMMINO INSIEME

Si può forse osservare che, con papa Ratzinger, d’accordo o non d’accordo, si capiva benissimo che due più due fa quattro… con papa Francesco a volte non è così semplice comprendere esattamente quel che dice…

E’ evidente che nella comunicazione di Papa Francesco c’è una dimensione di prossimità, di vicinanza… e c’è un camminare insieme con la persona con cui entra in dialogo. Quando tu cammini insieme con una persona per portarla verso una meta determinata, non sempre dici  sempre tutto fin dall’inizio, ma ci arrivi gradualmente con lo sviluppo del discorso. Sì, la differenza con i modi comunicativi di Benedetto XVI c’è. Joseph Ratzinger ha una notevolissima capacità di presentazione sistematica e di sintesi. In Francesco emerge invece la dinamicità del camminare insieme, l’interlocuzione come via per giungere all’incontro e alla comprensione via via più ampia e profonda. . .

Padre Lombardi, Lei ha diretto tante conferenze-stampa ad alta quota, sull’aereo papale… 

Con Benedetto XVI affascinava il fatto che in cinque minuti ti dava una risposta organica, chiara, completa. Chiuso. Con Francesco invece si hanno risposte a volte parziali, che poi vengono arricchite e sviluppate camminando, tanto che chi ha posto la domanda si sente molto coinvolto nella risposta, diciamo così, nel suo sviluppo dinamico.

Questo va vissuto positivamente. Riesce a rimettere in cammino la comunità della Chiesa. Questo ha le sue difficoltà, la strada non è sempre facile da trovare né priva di ogni incertezza: camminare vuol dire muoversi e muoversi non è sempre così agevole… Ma è un cammino da fare insieme che Francesco ama definire di “sinodalità”, che esige coinvolgimento e partecipazione. Presenta le sue difficoltà e forse anche i suoi rischi. Ma la Chiesa deve camminare con la fiducia di essere accompagnata dallo Spirito del Signore. 

 

JOSEPH RATZINGER/BENEDETTO XVI: IMMAGINI DI UNA VITA – UNA BIOGRAFIA DI MARIA GIUSEPPINA BONANNO E DI LUCA CARUSO

 

Tra i libri che sono usciti in occasione del novantesimo compleanno di Joseph Ratzinger ce n’è uno assai singolare per la riuscita combinazione di testo e di immagini, alcune delle vere preziosità storiche: scritto a quattro mani da Maia Giuseppina Bonanno e Luca Caruso è intitolato “Joseph Ratzinger/Benedetto XVI: immagini di una vita” ed è edito da San Paolo. Come scrive nella prefazione padre Federico Lombardi, dall’ “ampio corredo di immagini” che accompagna il testo emergono “il volto sereno e regolare del protagonista” e “l’acutezza del suo sguardo” che “pare interpellarci continuamente e lasciarci intuire la profondità del pensiero e la limpidezza dello spirito”.

Osservano tra l’altro gli autori nell’introduzione, a proposito di Benedetto XVI: “L’immagine di intellettuale schivo e riservato, di guardiano della fede, di Papa professore lo ha reso a volte incompreso. Ne ha oscurato il pensiero e il ministero. Le sue posizioni critiche sulla teologia della liberazione, la difesa dell’ortodossia e dei principi non negoziabili spesso lo hanno posto in contrapposizione con la cultura laicista. Lontano dal luccichio mediatico, ha condotto una riflessione interna alla coscienza dell’uomo. Oggi i cardini del suo pensiero teologico e del suo impegno pastorale restano cruciali, nella complessità della modernità.

Nove i capitoli della biografia, scritta con linguaggio chiaro, comprensibile da tutti. L’apertura è dedicata all’atto della rinuncia all’esercizio del Pontificato. Poi si ritorna all’infanzia in famiglia e si risale il percorso della vita di Joseph, passando dal “seminario, la guerra e la prigionia” alla “vocazione e ordinazione sacerdotale”. Il  “teologo e professore”, che dà il suo “contributo al Concilio Vaticano II” diventa “arcivescovo e prefetto”, finché non viene eletto papa:  quest’ultimo capitolo è assai ampio e ripercorre i momenti salienti del Pontificato. A chiudere alcune pagine attinenti a un tema di indubbio interesse, quello della condizione di papa emerito; in esse si registra anche lo sviluppo dei rapporti con il papa regnante.

Da notare la riproduzione, dopo la prefazione di padre Lombardi, della lettera che Georg Ratzinger ha inviato al fratello per i suoi novant’anni. Alla festa di famiglia – coincidente quest’anno con la Pasqua di Resurrezione - sarà presente anche lui, come sempre.

 

P.S. L’intervista a padre Federico Lombardi appare integralmente  su www.rossoporpora.org e, per ampi stralci,  sul ‘Giornale del Popolo’ di Lugano, quotidiano cattolico della Svizzera italiana (edizione di giovedì 13 aprile 2017, pagina di ‘Focus Settimana Santa’). Per la riproduzione di ogni  sua parte si richiede la citazione della fonte e dell’autore. La riproduzione di questa intervista o di parti consistenti di essa è possibile richiedendo l’autorizzazione aQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..